Come spesso succede con le più belle favole, la storia ha inizio semplicemente da un'idea. Peppe è convinto che l'ultima grande rivoluzione, in campo musicale in Occidente, sia stato il jazz. Intendendo quella musica cha ascoltava Francis Scott Fitzgerald quando, nel 1920, scriveva la raccolta di novelle Tales Of The Jazz Age. Questa ha cambiato il modo di far musica, ha influenzato anche altre culture musicali e, da essa, sono nate, per figliazione diretta, molte altre espressioni artistiche: dal bebop, al rhythm-and-blues, al rock and roll, al free jazz, al pop, etc.

Perciò Peppe, all'età di 40 anni, decise di studiare il clarinetto e, dopo molti anni di tenace applicazione, ritenne giunto il momento di aggregare un gruppo di musicisti con la sua passione: la musica prodotta nei primi decenni del secolo scorso è sterminata e, tra essa, vi sono tantissimi capolavori che resteranno per sempre nel nostro patrimonio culturale.

 All'inizio del millennio, a casa di un'amica, scopriva che il suo consorte - Francesco - anch'esso ad una veneranda età, si era messo a studiare la tuba: è amore a prima vista.

Loro due hanno cominciato col montare pezzi gospel, spiritual e minstrels (come ad esempio Nobody Knows, Jericho, Frankie & Johnny, Let My People Go): soprattutto Francesco si adoperava per gli arrangiamenti, perché ha famigliarità con l'armonia. Provavano a casa sua e poi, quando lo ha avuto, nel suo studio.

Peppe arrivava sempre dopo aver pascolato il suo cagnino al parchetto e Francesco si lamentava sempre del fango che gli lasciava sul pavimento: sono stati inverni molto piovosi - allora non si chiamavano ancora "bombe d'acqua"...

Ovviamente il gruppetto era un po' bizzarro: una tuba ed un clarinetto...

Inizialmente avevano pensato di aggregare un vecchio amico di Francesco, che strimpellava la chitarra; ma la cosa non ha funzionato perché abitava nelle Marche, un po' troppo lontano.

Il secondo tentativo lo han fatto con Alberto e Italo: entrambi studiavano la tromba nella medesima scuola di musica di Francesco. In quel periodo provavano la sera nella tipografia di Alberto; siccome però  mancava lo straccio di una sezione ritmica, e i quattro avevamo la tendenza ad andare ciascuno per i fatti suoi, qualche volta riuscivano a convincere Luca, il figlio di Francesco, di venire a tenere il tempo con alcuni strumenti etnici che si erano procurati:dead bones, tamburelli, frusta brasiliana etc.

L'esperienza è durata pochi mesi: Francesco non è più andato a scuola ed ha perso di vista Alberto e Italo.

Ma un bel giorno però Peppe ha incontrato sotto casa un suo vecchio amico: Ferruccio, del quale sapeva che si dilettava a suonare il piano e gli ha proposto di aggregarsi al gruppetto e, senza esitazioni, Ferruccio aderì. E quasi nello stesso momento Francesco convinceva suo figlio Luca a riprendere in mano la tromba, che un tempo aveva studiato; Luca coinvolgerà Sergio, un suo vecchio amico d'infanzia che suona il sassofono tenore. Anche Daria, la moglie di Francesco, proverà a cantare col gruppo, perché amava molto il karaoke; avevano provato a montare All The Way, ma ben presto Daria lancerà la spugna, non si sentiva capace; in questa decisione c'era forse anche lo zampino di Francesco, il quale è sempre stato inesorabilmente intransigente.

In quel periodo il gruppo si era trasferito a provare nell'ufficio di Gina, la moglie di Peppe, la quale  metteva a disposizione uno sgabuzzino per riporre gli strumenti.

Ma nell'autunno del 2004 Gina cambiò sede, spostandola a San Donato: come segno tangibile di gratitudine aveva chiesto al gruppo un concertino per la festa dell'inaugurazione dei nuovi uffici; i nostri eroi si eran fatti prendere un po' dal panico, perché ancora gli mancava una batteria. Allora Peppe riuscì a convincere un suo ex-allievo a portarsi dietro un rullante ed un charleston, per improvvisare un accompagnamento: anche con quella modalità riuscivano a trasmettere la loro naturale allegria.

Ferruccio frequentava una scuola di musica per imparare la fisarmonica (probabilmente voleva studiare uno strumento più trasportabile del piano, per poter suonare con gli amici; ma, dopo aver incontrato il gruppo, abbandonava il tentativo); ma è lì che aveva conosciuto Franco (chitarrista) e lo aveva convinto ad unirsi all'impresa. Poi lui rimarrà per un paio d'anni; se ne andrà, semplicemente perché s'era stufato di suonare la chitarra. Ma prima di andarsene, aveva portato nel gruppo un altro studente della scuola: Carlo, che suona il basso.

A questo punto diventava urgente risolvere il problema della batteria; ed ebbero un colpo di fortuna.

Doveva essere nell'autunno del 2005 quando furono invitati a suonare, in un locale di Niguarda, per il compleanno della Camusso: avevano ancora un repertorio assai ridotto (verranno eseguiti solo 8 pezzi), ma egualmente han fatto la loro porca figura.

Lì però scoprivano che il gestore del locale aveva un genero - Gigi - che suonava la batteria; lo hanno contattato e anche lui si aggregava con entusiasmo - anche perché era un po' stufo del gruppetto in cui suonava il jazz anonimo, cervellotico e ripetitivo che va di moda oggi - portandosi dietro lo strumento che verrà usato ancora per molti anni.

Con Gigi e Carlo esisteva finalmente una sezione ritmica autorevole e si poteva pensare ad arrangiamenti più complessi. Ma lo hanno fatto con lo spirito degli appassionati di jazz: quindi, dopo i gospel, son passati al ragtime(gloriosa l'esecuzione di Maple Leaf Rag da parte di Ferruccio) ed al dixieland.

A quel punto avevano tutti i componenti canonici di un gruppo jazz e si poneva il problema di cosa farne; infatti è stato Peppe, in particolare, ad insistere sul fatto che la musica è un evento teatrale, che si fa per un pubblico, non nel chiuso del proprio sottoscala. Ciò che veniva scartato in modo radicale è stata l'ipotesi di avere un assetto - diciamo così - professionale; nessuno voleva avere impegni e responsabilità, preferivano conservare l'atteggiamento ludico che avvano sempre coltivato con gelosia.

Però il principio delle esecuzioni in pubblico era ineludibile; inizialmente avevano progettato una cena cajun in un locale etnico ma, all'ultimo momento era saltato tutto per il timore di non essere ancora pronti. Riusciranno a fare il primo concerto pubblico in un locale sui Navigli: dell'aspetto culinario se ne sarebbe occupata Gina, la quale confezionerà vassoiate di madeleines (era un pomeriggio) in omaggio a Proust e a quel periodo storico. Era la primavera del 2006 e mancava la tuba: Francesco infatti aveva dovuto restituire lo strumento ricevuto in prestito dalla scuola e passerà più di un anno prima che ne abbia un'altra.

Ora il repertorio iniziava a diventare più consistente.

Una svolta fondamentale, nella vita del gruppo, accadde il 26 settembre 2006. Infatti, in quella data, Franco aveva organizzato una grande festa, che prevedeva il loro intervento musicale, per il suo compleanno e quello di sua moglie, nel medesimo locale di Niguarda; a quella festa partecipavano un mucchio di insegnanti della scuola tedesca (dove insegnava la moglie di Franco) e, come sempre succedeva, a loro non parve vero di proporre, ad un pubblico così sensibile e musicalmente colto, di condividere la loro avventura.

È così che entrava nel gruppo Birgit, la quale suonava la tromba, ed è stato un acquisto molto importante per tutta una serie di motivi.

Innanzitutto è brava, ha studiato musica da bambina: suo zio aveva messo su un orchestra (di quelle che si vedono alle feste dei paesi tedeschi) di 30 elementi e a lei aveva destinato la tromba. Al gruppo tornava molto utile per potersi migliorare tecnicamente. Ma poi era di un'affidabilità assoluta: saranno poche le prove che è costretta a saltare per i suoi impegni scolastici. Inoltre, dopo aver preso confidenza con l'ambiente, si era proposta come cantante, non solo come trombettista, ed aveva una bella voce e una presenza scenica disinvolta e coinvolgente. Infine era di una simpatia irresistibile: allegra, autoironica e disponibile sempre. Con grande dolore di tutti, nell'estate del 2010 sarà costretta a rientrare in Germania.

Birgit era un fulmine di guerra: era entrata nel gruppo nell'ottobre del 2006 ed era già pronta, a Natale, per un concerto al vivaio Riva.

Questi concerti, nel vivaio di queste due  vecchie amiche di Gina, erano iniziati per caso, una notte di tregenda nell'estate del 2004. Avevano chiesto al gruppo di partecipare ad una "notte bianca" milanese presso di loro; e, come spesso succedeva in occasioni simili - in conformità della legge di Murphy - la serata era stata tormentata da una vera tempesta d'acqua. Prima dell'esibizione dalle Riva, avevano tentato di fare però un intervento per il compleanno di un vecchietto amico di Ferruccio, il quale aveva sì un piano, ma era completamente scordato; dopo vani tentativi di far qualcosa, verso le 11 caricarono in tutta fretta gli strumenti in macchina, per correre al vivaio; ma dopo qualche centinaio di metri, nello specchietto retrovisore, Peppe si accorgeva che lo sportello posteriore era rimasto aperto e vedeva svolazzare spartiti e strumenti seminati per strada, sotto l'acquazzone.

Ma, da allora, è diventata tradizione quella di ripeterli ogni anno, perché la musica aveva entusiasmato le due signore, e quella era l'occasione per riunire tutti gli amici dei musicisti in una jam session di baci e abbracci collettivi.

L'organico ormai era consolidato e rimarrà quello per parecchio tempo; giungeva il momento, quindi, di ampliare il repertorio.

Con immutata coerenza ed encomiabile curiosità, iniziavano ad affrontare la sterminata produzione musicale delle straordinarie big band swing degli anni '30, adattando le esecuzioni ad un organico inferiore, rispetto a quelle. Indubbiamente è musica meravigliosa e molti pezzi sono famosissimi; per questo si succedevano freneticamente le richieste da parte di ogni membro del gruppo e, di conseguenza, le frenetiche ricerche di arrangiamenti adatti alle loro capacità.

È in questo periodo che entrava nel gruppo un amico di Peppe, trombonista: era molto diverso dagli sciamannati dilettanti che si trovava davanti perché era diplomato al conservatorio e svolgeva un'attività semiprofessionale con orchestre sinfoniche e gruppi jazz. Ovviamente era diventato un po' il direttore del gruppo; ma è rimasto solamente un paio di mesi: se ne andò perché era intollerante del clima anarchico ed indisciplinato degli orchestrali.

Però il gruppo iniziava a funzionare, faceva concerti, ormai con  un repertorio ricco, tra il dixieland e lo swing. Perciò, come è facile immaginare, a tutti era sembrato giunto il momento per produrre un proprio CD, come succede in tutti i gruppi che si rispettino.

Ma proprio in quel periodo accadde un disastro imprevedibile: Gigi iniziava ad avere un sacco di problemi sul lavoro, quasi sempre non riusciva a venire alle prove; quando si rese conto che il gruppo era determinato in quell'impresa, capì di non poter garantire l'assiduità che l'iniziativa richiedeva e lasciò il gruppo. Apparentemente sembrava un abbandono provvisorio, ma in realtà non ritornerà mai più. Rimane un buon amico; ora abita a Lecco, ma ogni tanto qualcuno lo sente ed è venuto, qualche volta, a sentire un concerto. Nella foto a fianco, si vede il gruppo suonare a casa dei suoi suoceri a Cenate Sopra, nella bergamasca.

Anche Franco, in quella occasione, lasciava il gruppo. Ma il problema drammatico, per la realizzazione del CD, restava la presenza di un batterista.

Per puro caso, un collega di Peppe gli aveva detto di avere un fratello - di nome Francesco - che, anni prima, suonava la batteria in svariate Big Band; quando peppe propose a Francesco di portare la sua esperienza nel gruppo, lui aderiva con grande serietà e non solo:  diventava anche l'esperto di fonia: il primo mixer e le casse le ha portate lui.

Col suo ingresso, il gruppo si liberava anche di un ingombrante cassone per il basso, di Ferruccio; il quale si rompeva e Francesco si era offerto di ripararlo, senza successo. Su questo argomento, Ferruccio e Francesco andranno avanti anni a prendersi in giro

Non solo: Francesco aveva un angelo custode, Piero, un batterista professionista e con molta esperienza, al quale quell'allegra compagnia era risultata subito molto simpatica: perciò iniziava a frequentarla con un vero affetto "materno" (affetto totalmente ricambiato) e talvolta si prestava anche a sostituire Francesco, quando questi non poteva venire ad un concerto.

Tutti gli ostacoli ormai erano rimossi e si poteva partire con la realizzazione del CD.  È stato fatto con mezzi di fortuna: avevano comprato un buon registratore digitale (per quel tempo), mentre Francesco aveva portato un preziosissimo microfono ipersensibile.

I pezzi venivano registrati nel suggestivo magazzino dell'ufficio di Gina (a loro sembrava di essere nell'angiporto di New Orleans), pieno di rimbombi e di spifferi (notate come sono vestiti), per tutto l'autunno del 2008.

Poi Francesco si era occupato di ripulire e sistemare le tracce al computer. Infine il prodotto veniva confezionato in modo da enfatizzare la vocazione del gruppo: i pezzi hanno una sorta di sequenza cronologica, con una distinzione tra quelli dixieland e quelli swing e le immagini vengono prese da locandine dell'epoca.

Ed ecco fatto, pronto per una distribuzione natalizia, il CD "The Jazz Age"!

I nostri eroi erano orgogliosi e fieri del risultato, anche se non sono mancati i criticoni, e tutte le 400 copie che erano state fatte furono tutte distribuite tra gli amici: forse qualcosa si può trovare ancora su Amazon...

Quell'inverno han fatto anche il cineforum: una sera si sono riuniti nello studio di Francesco (tuba) per vedere il film "Glenn Miller Story", con James Stewart nella parte del protagonista (che fa finta anche di fare un solo di trombone). Sergio aveva portato un immenso display piatto, mentre Francesco (tuba) aveva preparato, su un fornellino nel retro del salone, uno squisito risotto con la luganega; anche se Francesco (tuba) sosteneva che Ferruccio lo aveva fatto attaccare alla pentola, mentre Ferruccio dichiarava di esser stato lui a salvare il risotto.

In tutti la vicenda sullo schermo suscitò grande emozione, si commossero per la tragica fine di Miller: insomma, si sentivano parte della storia! L'esperimento si replicherà qualche anno dopo, nel 2013, questa volta a casa di Luca il quale, per l'occasione, aveva abbattuto alcune pareti dell'appartamento per ricavare un grande salone adatto alla bisogna. Infatti Renato era riuscito a procurarsi il film "New Orleans - La Città Del Jazz", con Louis Armstrong e Billie Holiday: che tenerezza provocava quel nostalgico ricordo dei tempi d'oro.... Ma siamo andati un po' troppo avanti.

Quello è stato un momento d'oro per il gruppo perché finalmente avevano acquisito una maggiore sicurezza e consapevolezza, sicché iniziavano ad essere più disinvolti anche di fronte ad un pubblico numeroso; le occasioni per suonare si moltiplicavano, fino a fare anche una decina di concerti all'anno, come quello per una festa alla Casa di vetro.

E capitavano anche situazioni assai bizzarre: nella foto potete vedere il gruppo che si esibisce sul sagrato della chiesa di un paesino brianzolo, quello dove Peppe passava le estati da bambino e dove aveva attaccato la passione per il jazz ad un buon numero di amici del posto (per questo li aveva invitati il prete): il suo amico Pietro, che negli anni '60 ha fotografato tutti i maggiori jazzisti che passavano da Milano, da Davis a Mingus, a Roach etc., gli ha fatto il servizio fotografico.

Pochi mesi prima avevano anche fatto un concertino didattico alla scuola di musica di Peppe a Novate, per raccontare e proiettare le immagini relative alle storie dell'origine del jazz (un sons et lumiéres....): si sentivano dei veri jazz messengers, e così, qualche anno dopo, riproporranno questo schema, come vedremo.
Proprio in quel periodo si presentava un nuovo problema logistico: nel settembre del 2009 Gina andava in pensione e i nuovi dirigenti non gli permettevano più di utilizzare l'ufficio per le prove settimanali. Han fatto qualche tentativo nelle sale prove che si trovano a Milano, ma incontravano sempre molte difficoltà, forse si erano abituati troppo bene: spesso gli sembravano troppo piccole, oppure avevano tastiere e batterie inadeguate, oppure non accettavano prenotazioni su una data fissa (da sempre: il mercoledì sera).
Perciò tornava a fagiolo l'offerta del fratello di Peppe, che sgombrava per loro una cantina sotto al suo ufficio: era un po' piccola, ma sapranno adattarsi. Anche perché era gratis: dovranno solo fare un concertino di ringraziamento per gli impiegati dell'ufficio, poco prima delle vacanze di Natale. Siccome si trovavano vicini a via Como, la sera talvolta qualche flâneur si sedeva, con una birra, vicino alle bocche di lupo del locale e applaudiva divertito.
Ma ora il gruppo doveva prepararsi ad affrontare una dolorosa perdita: nell'estate del 2010 Birgit era costretta a rientrare in Germania. E Peppe pensò che fosse necessario fare un nuovo CD, per avere traccia di tutte le canzoni che erano state realizzate con lei. Infatti, siccome Birgit aveva un buon orecchio e una robusta conoscenza della musica, le era stato sufficiente scaricare da internet i testi delle canzoni e montarli sugli arrangiamenti che avevano fatto, molti dei quali non prevedevano la linea del canto.
 

Il gruppo bocciò l'idea di ripetere la modalità del primo CD e sceglieva invece quella di organizzare dalle sorelle Riva una grande festa di addio, durante la quale si sarebbe registrato il concerto con le canzoni di Birgit.
Nacque così "Flappers And Philosophers" - maschiette e filosofi: il risultato non è molto buono, per tutta una serie di motivi: epperò sono state salvate quelle canzoni, patrimonio essenziale della storia del gruppo. Per ognuno di loro, ancora oggi, prendere in mano quel CD significa provare una grande tenerezza per quei quattro anni passati con Birgit, anni straordinari - sia dal punto di vista umano che da quello musicale.

Pochi mesi prima della partenza di Birgit, si era aggregato al gruppo Roberto, un sax alto bravo, conosciuto nella scuola di musica che frequentava Peppe, e sua moglie Francesca, che suonava il basso e che, nel progetto, avrebbe potuto permettere a Carlo di suonare la chitarra.

Ma anche Roberto, come già era successo col trombonista, dopo pochi mesi iniziava a trovare insopportabile il clima un po' svagato, ludico e anarchico di tutti gli altri musicisti; sicché, alla fine, lui e sua moglie se ne sono andati.

D'altronde i nostri eroi sono fatti così, impossibile cambiarli; loro propendono a dar retta al senso della parola inglese "suonare": play, cioè giocare. Non v'è dubbio che, da allora in poi, hanno continuato a giocare con le note, convinti che si possano fare delle cose bellissime anche senza essere Duke Ellington.

Ma intanto entrava un nuovo elemento: si tratta di Piero (ancora un'omonimia!) che da ragazzo suonava il clarinetto ma, ora in pensione, si era messo a studiare il sax tenore: l'aveva conosciuto Peppe tramite un comune amico. È stato un altro colpo di fortuna, per due motivi; innanzitutto lui prendeva la parte del trombone, perché era una linea melodica sempre presente negli arrangiamenti e che non avevano mai potuto implementare. Ma poi lo spazio dal fratello di Peppe iniziava a diventare eccessivamente stretto e Piero aveva un amico che metteva a disposizione, nell'autunno del 2010 e per una cifra assai ragionevole, un locale dove si poteva lasciare gli strumenti e provare una volta alla settimana

La partenza di Birgit (la quale era sempre stata molto puntuale) aveva però creato un problema serio, perché infatti Luca incontrava sempre maggiori difficoltà a venire sia alle prove che ai concerti, per i suoi nuovi impegni di lavoro; mentre spesso i pezzi del gruppo prevedevano che la tromba facesse il motivo del tema e, in questo modo, teneva insieme tutto il gruppo.

La soluzione per una seconda tromba la trovava Francesco (tuba), il quale approfittava della pausa estiva per contattare Alberto, lo stesso che, anni prima e per un breve periodo, aveva condiviso l'esperienza; lui accettava con convinzione la proposta, anche perché l'idea di ricominciare un anno di scuola, a fare i soliti pedanti esercizi tesi a "migliorare" la tecnica, proprio non lo entusiasmava. Trovava un gruppo assai diverso da quello che aveva lasciato e, alla fine del primo anno di permanenza, faceva un bilancio dell'esperienza più o meno in questi termini: "Ho imparato a fare più cose quest'anno che in tutti quelli che ho passato a scuola".

Ma quell'estate del 2011 fu speciale, perché diede un impulso formidabile allo sviluppo del gruppo. Infatti anche Piero (sax tenore) inseriva un suo amico, Antonello, incontrato alla scuola di musica, molto bravo e molto eclettico: oltre al sax alto, suona un sacco di strumenti (sax soprano, flauto, clarinetto basso, etc.), improvvisa con facilità perché ha studiato a fondo l'armonia jazz, e frequenta svariati gruppi (anche uno di musica antica...).
Non solo: Francesco (batteria), mentre si arrostiva pigramente al sole su una spiaggia ligure, scopriva che un suo vicino di ombrellone una volta era un bravo chitarrista. Renato da giovane, con la sua chitarra, calcava i palcoscenici di Milano; ma poi il lavoro e la vita l'avevano costretto ad appenderla al chiodo. Così non gli pareva vero di poter riprendere a suonare con un gruppo di arzilli dilettanti.
In uno dei primi incontri in autunno Renato, guardandosi in giro, chiese: "E adesso cosa ci manca?". E il gruppo in coro rispose: "Un trombone!", Detto fatto: lui, che conosce bene l'informatica, si attivava su internet e lo trovava. Lorenzo è stato l'ultimo ingresso, dopo quell'estate straordinaria.
Come è facile immaginare, con questa formazione il sound cambiava in modo sostanziale.
 

Nel marzo del 2012 muore Angela Riva, la quale è stata una delle prime fun del gruppo ed il suo angelo custode: infatti, in tutti quegli anni, aveva sempre ospitato, con affetto sincero e grande generosità, in quel posto magico che è il suo vivaio, i loro concerti importanti, che riunivano sempre un gran numero di amici coi quali fare baldoria.

Nel giugno di quell'anno il gruppo farà un concerto a lei dedicato - intitolato Petite Fleur - ricco di grande pathos e commozione.

Sua sorella Luisa continuerà il suo lavoro e manterrà vivi i rapporti affettuosi col gruppo.

Poco prima, questi avevano avuto una richiesta curiosa da parte di un'amica di Ferruccio; la quale organizzava un circolo culturale presso la chiesa di San Bernardino alle Monache, ove offrivano concerti di musica da camera e barocca. Un po' per curiosità, un po' per variare l'offerta musicale, lei chiedeva una conferenza-concerto durante la quale si narrasse la nascita del jazz. E così organizzarono una specie di spettacolo, un po' come avevano già proposto a Novate, durante il quale venivano raccontate le storie di quel periodo, documentando i fatti con immagini del tempo e commentando gli eventi con quella meravigliosa musica.

L'organizzatrice era inizialmente molto in apprensione, non riuscendo a prevedere l'accoglienza: invece il pubblico manifestò un grande entusiasmo; e così, sui due piedi, fu richiesto un successivo intervento.

Che si tenne poco dopo, il 25 novembre 2012. Lo schema dello spettacolo rimaneva lo stesso, ma il tema era scelto dal gruppo: si trattava di raccontare come era evoluto il linguaggio del jazz negli anni '20 e '30.

Era evidente che, per questo scopo, fosse necessaria la presenza di una cantante; che fu trovata e rapidamente aggregata per quella occasione.

Negli ultimi due anni, dopo la partenza di Birgit, erano già passate diverse cantanti, che però venivano inesorabilmente criticate e lasciate andare. Si trattava in realtà di una difficile elaborazione del lutto nato da quell'addio: Birgit sembrava insostituibile.

Ma tutti quanti erano sempre più insofferenti e a disagio per questa mancanza; forse sulla spinta di quell'ansia, durante le vacanze di Natale del 2012,  Antonello veniva fulminato da un'idea: lui conosceva molto bene una sua vecchia amica di infanzia che insegnava canto ed aveva già un suo gruppo rocchettaro.

Quando le propose di cantare anche per loro, Antonella accettò senza esitazione: il fascino di ricalpestare i sentieri tracciati da Ella, Billie, Sarah....

In quell'anno, nel maggio 2012, il gruppo era nuovamente alle prese con problemi di logistica: a sorpresa, l'amico di Piero (sax tenore) aveva affittato il locale dove suonavano e, nel giro di una settimana, loro avrebbero dovuto liberarlo. Con grande generosità, in emergenza, Alberto offriva ospitalità nel suo ufficio, nella "sala riunioni", dove cercavano, invano, di mimetizzare il più possibile gli strumenti. Alcuni mesi dopo, sempre Alberto riusciva a trovare nei pressi un capannone industriale dismesso: il posto era spazioso e confortevole, e poi quella stufetta messa in mezzo al circolo dei suonatori offriva un tocco grazioso di bohème...

Il 2013 quindi iniziava con la grande novità della cantante; anzi, di due cantanti, perché Antonella convinceva anche Elena ad unirsi nell'impresa.

Era un grosso salto di qualità, perché loro  due sono molto brave: Antonella ha lo swing nel sangue, mentre Elena è calda e bluesy. E ci guadagnava molto anche il look dell'orchestra! Rapidamente entravano nel cuore dei musicisti.

Nella primavera del 2014, quando il circolo di San Bernardino chiese ancora una volta una conferenza-concerto, al gruppo veniva in mente di proporre, sempre con quel tipo di schema, una carrellata sulle canzoni degli anni '20 e '30; questa volta si sarebbero tradotti i testi di quelle. Sono testi interessanti perché fanno capire bene lo spirito del tempo e perché sono stati scritti da personaggi notevoli: da Ira Gershwin, a Cole Porter, a Irving Berlin, a Lorenz Hart, etc.

Ovviamente per Antonella ed Elena si trattava dell'apoteosi.

Nell'inverno del 2014 si aggiungeva al gruppo Carlo, un flautista di musica classica ormai in pensione che, nella sua lunga carriera professionale, aveva suonato con tutti i maggiori direttori di orchestra di quegli anni; ma che non si era mai accostato al jazz. Lo fa con entusiasmo ed allegria: racconta aneddoti della sua vita professionale, ogni tanto ricorda una cavatina del suo repertorio, ma soprattutto dà un tocco di classe al gruppo, che ancora gli mancava. L'organico raggiungeva quindi le 16 unità.   La sua presenza spingeva il gruppo a cimentarsi con la musica classica coeva al jazz; e, il concerto di Natale del 2015 veniva aperto dalle note del Bolero di Ravel, suscitando una certa emozione.

Nell'autunno del 2016 si aggregava Olga, che suona il sax alto; non a causa delle quote rosa, ma perché è molto brava, simpatica e con un entusiasmo contagioso. Inoltre proviene dalla patria di Anna Karenina: in tal modo dava un tocco di internazionalismo alla compagine  Il suo primo concerto è stato al Teatro la Scala della Vita

Il 21 agosto del 2017 gli Stompers venivano colpiti da un gravissimo lutto: si spegneva Francesco (Tuba). Aveva partecipato al concerto al Vivaio del 18 giugno, ma il giorno dopo aveva riporto lo strumento per sempre perchè - avrebbe detto - da quel momento aveva sentito che iniziava a morire.

Per il gruppo quello è stato un dolore immenso e un vuoto incolmabile, da ogni punto di vista.

Poco dopo, nell'autunno del 2017, Peppe invocava il principio di alternanza nei lavori pesanti: e così Carlo (flauto) rilevava l'incarico di "direttore artistico": era una scelta che avrebbe permesso al gruppo di fare il gran salto nella qualità professionale.

E così siamo giunti ai giorni nostri. Ma non è possibile scrivere la conclusione della storia, perché i Black Foot Stompers ci hanno sempre abituati a qualche sorpresa. Di queste restiamo in attesa.

 

Rev. 14/01/2018 12:00